La Storia |
Tessere di un mosaico chiamato Zinzinusa: Mesciu ‘Ntunucciu: un patrimonio umano di Castro!
Attraverso le semplici pagine di questo nostro libro sulla festa “ de a Madonna 'e Pumpei”, invitato dal comitato festa 2012, con gioia grande propongo il ricordo del notevole spessore umano ed artistico di un maestro che per noi di Castro ha significato, negli ultimi cento anni, veramente tanto: mesciu ‘Ntunucciu! Ognuno di noi sicuramente conserva, indelebili nella memoria, aspetti ed aneddoti sulla vita e sull’arte di quest’uomo che ha saputo con le sue opere regalare a Castro l’incanto e la meraviglia… mai disgiunte però da signorilità e amore. Con la speranza che un giorno si possa addivenire, con il fattivo coinvolgimento degli Enti Pubblici e non solo, all’istituzione di un civico museo sull’opera di questo grande maestro, nonché al restauro e alla giusta collocazione in luoghi idonei dei suoi pupi, proponiamo, per adesso, ai gentili lettori, alcuni dati sulla sua vita tratti da una intervista allo stesso realizzata da chi scrive nel marzo del 1997; dai vari documenti depositati presso l’archivio parrocchiale; nonché dai ricordi della figlia e delle nipoti. Mesciu ‘Ntunucciu nasce a Castro il 3 marzo del 1911 dai coniugi Giuseppe Antonio (di Pantaleo) e Annunziata Lazzari (di Ippazio Antonio). Viene battezzato dal parroco don Gabriele Ciullo il 14 marzo del 1911. Il 13 maggio del 1913 riceve la cresima da mons. Arcivescovo di Otranto Giuseppe Ridolfi. In giovanissima età viene avviato dai suoi genitori all’arte del falegname presso la bottega del maestro Luigi Capraro. Dal 1925 in poi lo troviamo invece a Marittima presso la bottega del maestro Vitale Mariano e a Surano presso maestro Paolo. Dal 1940 al 1943 partecipa alla seconda guerra mondiale. Viene quindi mandato dapprima a Torino, poi, una volta terminata la guerra con la Francia, fa domanda per essere, come lui stesso afferma, trasferito in Albania, presso l’aeroporto di Valona, dove rimane anche dopo l’armistizio dell’otto settembre del 1943. Ritorna in Italia in maniera rocambolesca il 25 settembre del 1945. Sbarca dapprima a Brindisi e poi rientra a Castro, dove, nel suo laboratorio del porto, adiacente la pescheria Ciullo, riprende a fare il mestiere di falegname. Affascinato sempre dall’arte del bello inizia a frequentare a Lecce le botteghe dei maestri cartapestai Andrea Longo, Raffaele Caretta e di un certo maestro Pantaleo. Si innamora dunque di questa nobile arte propriamente leccese e nel suo laboratorio inizia così a dar vita a pupi, carri e presepi. Ed è infatti proprio del 1945 il primo grande presepio richiesto a lui da don Luigi Rausa per il Santuario della Madonna di Pompei. Il 18 ottobre del 1947 si sposa con Annunziata Fersini (di Michele), sotto il parroccato di Don Oreste Stincone. Dal 1947 al 1956 grandi e sempre meravigliosi i presepi nel Santuario, con splendidi pupi in cartapesta di sua fattura. Sempre nel 1956, su commissione della ditta che faceva i lavori al porto, nei locali “de u trappiteddu”, attuale ferramenta Fersini, a Castro alta, costruisce una barca di circa 9 metri di lunghezza per 2,50 di larghezza. Si narra, date le spropositate misure di questa barca, che per poterla cacciare si dovette demolire il muro del portone d’ingresso del locale. Anche per questo va simpaticamente ricordato mesciu ‘Ntunucciu: amava le cose “stravate”!... Sempre per la gioia di Castro e dei visitatori di tutta la provincia, quando in nessun paese si poteva ammirare un presepe, mesciu ‘Ntunucciu lo realizza ancora nel suo laboratorio del porto per i natali che vanno dal '57 al '73. Dal 1974 al '77 il presepe è invece costruito nel “trappiteddu”. Per i tre anni successivi è il Castello ad ospitarlo, ….ma quello, a suo dire, non era presepe, “percè u presepiu l’hai formare; …a fare e vie, e rutte, i paesi, u monte !…”. Dal 1980 al 1983 è la volta invece del palazzo vescovile. Nell’ultimo ventennio della sua vita non fa più presepi e si dedica esclusivamente alla realizzazione di pupi: vere opere d’arte che girano l’Italia. Maglie, Lecce, Napoli, Roma e Milano le città dove, presso privati, si possono ancora ammirare! Fortunatamente però la stragrande maggioranza della sua produzione si trova ancora a Castro, divisa tra la famiglia -sempre cortese e disponibile nei miei riguardi- altri privati, la parrocchia “Maria SS. Annunziata” e l’Ente Pubblico Municipale. Bisogna inoltre ricordare che nel corso degli anni si impegna nella realizzazione di carri allegorici per il carnevale. Rimangono celebri ed indelebili nella memoria i suoi puffi, le sue balene, coccodrilli, sirene, tonni e pesci spada, come anche gli splendidi baldacchini realizzati per decorare le barche che d’anno in anno, per tradizione, portano a mare la Madonna di Pompei. Belle anche le gondole che il maestro costruisce per la Madonna Annunziata, tutte “a rosettine celestine”, ogni volta che la statua ritorna da Lecce dopo un restauro. E tutti ancora ricordiamo, inoltre, la “lavata” a getto d’acqua che il maestro, con la messa in funzione della sua stupenda fontana col delfino, ci riservava, in occasione della processione, al passaggio della Madonna Annunziata accanto alla sua abitazione, di solito decorata, per i giorni di festa, con bandierine e splendidi girasoli e margherite in cartapesta. Sempre attiva dunque la sua bottega, la quale, negli ultimi anni s’era trasferita a Castro alta, in quel viottolo che costeggia la sua abitazione e che, ad onor di memoria, dovrebbe diventare via mesciu ‘Ntunucciu. Ricordano le nipoti che qualche ora prima di morire si fa accompagnare da loro per preparare la colla di farina per i suoi amati pupi. Muore il 14 ottobre 2003, sotto il parroccato di Don Luigi Caracciolo. A nome di tutta Castro ti dico grazie mesciu ‘Ntunucciu!... per tutto! …
Gianluigi Lazzari |
HOME PAGE |
LA STORIA |
GLI EVENTI |
NOTIZIE |
LINK UTILI |
NEWS |